Perché ho iniziato a interessarmi così profondamente all’acqua?
La risposta nasce dalla curiosità verso uno dei gesti più semplici della nostra quotidianità: bere.
A un certo punto ho sentito il bisogno di capire meglio che cosa beviamo ogni giorno, quali caratteristiche può avere l’acqua e quali tecnologie vengono utilizzate per trattarla.
Da questa curiosità è iniziato un percorso fatto di letture, domande e confronti. Un percorso che, con il tempo, avrebbe portato alla nascita di Acqua Consapevole.
In quel periodo avevo perso il lavoro.
Con un amico cercavo qualcosa che potesse darci una nuova opportunità e, quasi per caso, mi imbattei in un video su TikTok.
Qualcuno parlava di acqua alcalina, di elettrolisi e di una tecnologia che, fino a quel momento, non conoscevo affatto.
Non so spiegare bene cosa accadde.
So soltanto che quel video mi rimase dentro.
Forse fu curiosità. Forse entusiasmo. O forse, come penso oggi ripensando a quei giorni, avevo intuito qualcosa prima ancora di comprenderlo davvero.
Decidemmo di non fermarci a un video.
Contattammo Emanuela e suo marito e partimmo per Roma per vedere quella tecnologia da vicino.
Ricordo ancora quella mezza giornata trascorsa insieme.
Ascoltavamo, facevamo domande e cercavamo di capire qualcosa che, fino a poche ore prima, per noi semplicemente non esisteva.
Quando tornammo a casa avevamo la testa piena di pensieri.
Anche i più strani.
Forse eravamo semplicemente presi dall'entusiasmo per qualcosa di completamente nuovo.
O forse avevamo ricevuto troppe informazioni in troppo poco tempo.
pH. Elettrolisi. Diverse tipologie d'acqua. Utilizzi differenti.
Fino a quel momento avevamo sempre pensato che l'acqua fosse semplicemente acqua.
Quel giorno, invece, si era aperto un mondo.
E insieme a quel mondo arrivarono anche i dubbi.
Mentre cercavo di mettere ordine tra tutte quelle informazioni, ricevetti una diagnosi di tumore al colon.
Da quel momento ogni altro progetto passò in secondo piano. Iniziarono gli esami, l’intervento e il percorso medico. Mi affidai ai professionisti sanitari e seguii le indicazioni ricevute per affrontare la malattia.
Le domande sull’acqua e sulla tecnologia che avevo appena conosciuto rimasero sospese. In quel momento avevo una sola priorità: occuparmi della mia salute e affrontare il percorso oncologico.
La mia esperienza oncologica appartiene esclusivamente alla mia storia personale e al percorso medico che ho affrontato.
Non attribuisco all’acqua alcalina ionizzata alcun ruolo nella prevenzione, nel trattamento o nella guarigione del tumore o di qualsiasi altra patologia.
Il racconto della malattia e il mio interesse per il tema dell’acqua devono essere considerati come due aspetti distinti della mia vita. Le mie scelte mediche sono state compiute confrontandomi con professionisti sanitari.
Questa testimonianza non vuole suggerire collegamenti tra l’utilizzo dell’acqua alcalina e l’andamento della malattia, né fornire indicazioni mediche.
In un momento successivo, separato dal percorso clinico, tornai a occuparmi delle domande che avevo lasciato in sospeso.
Il mio interesse non riguardava la ricerca di cure o di soluzioni mediche. Volevo comprendere il funzionamento della tecnologia, conoscere meglio le diverse tipologie d’acqua e valutarne gli utilizzi quotidiani e l’impatto ambientale.
Ripresi a leggere, a fare domande e a confrontare le informazioni che trovavo. La curiosità nata prima della malattia tornò così a far parte della mia vita, ma in un contesto completamente distinto dal percorso oncologico.
Più mi informavo, più cresceva dentro di me il desiderio di avere quel dispositivo a casa.
C'era però un problema molto concreto.
Avevo perso il lavoro da poco.
Anche solo pensare di affrontare quella spesa mi faceva venire un nodo alla gola.
Il mio amico aveva fatto la sua scelta. Io, invece, continuavo a rimandare.
Leggevo.
Cercavo informazioni.
Guardavo video.
Facevo domande.
E più cercavo di allontanare quel pensiero, più tornava.
Non sapevo come avrei fatto.
Sapevo soltanto che, per me, era diventata una priorità.
Alla fine presi una decisione.
Scelsi di acquistare il dispositivo attraverso un pagamento rateale.
Un piccolo anticipo e una rata mensile che, in quel momento della mia vita, pesava molto più di quanto possa sembrare oggi.
Non fu una scelta leggera.
Fu una scelta che mi fece paura.
Quando mia figlia più grande scoprì che avevo acquistato il dispositivo, non la prese affatto bene.
Anzi.
Litigammo.
Dal suo punto di vista era perfettamente comprensibile.
Suo padre aveva perso il lavoro da poco e aveva appena deciso di affrontare una nuova spesa per una tecnologia che lei conosceva appena.
Era preoccupata per me.
Io, invece, cercavo di spiegarle tutto quello che avevo scoperto, letto e approfondito.
Probabilmente parlavo troppo.
E probabilmente lei, in quel momento, pensava:
“Papà, ma che hai combinato?”
Oggi, ripensandoci, sorrido.
Perché il tempo avrebbe scritto un finale che, quel giorno, nessuno dei due avrebbe potuto immaginare.
Il tempo passò.
Quel dispositivo entrò semplicemente a far parte della nostra quotidianità.
Non era più l'argomento delle nostre discussioni. Era lì, in casa, e ognuno di noi aveva avuto il tempo di conoscerlo e di farsi una propria idea.
Anche le mie figlie.
Poi arrivò il giorno in cui la mia figlia più grande decise di sposarsi.
Quando parlammo del regalo di nozze, mi disse cosa desiderava.
Voleva lo stesso dispositivo.
Sì.
Proprio quello per cui, anni prima, avevamo litigato.
Ricordo ancora quanto mi fece sorridere.
Non perché avessi “vinto” una discussione.
Tra un padre e una figlia non dovrebbe mai esserci una gara da vincere.
Sorrisi perché pensai a quanta strada avevamo percorso da quel primo giorno.
A volte non serve convincere qualcuno.
Bisogna semplicemente lasciare alle persone il tempo di osservare, conoscere e scegliere.
Con il tempo mi sono accorto che la mia scelta non riguardava soltanto l'acqua che bevevo.
Era cambiato il mio modo di guardare molte piccole abitudini quotidiane.
Da oltre tre anni non acquisto più abitualmente acqua nelle bottiglie di plastica.
Per diversi utilizzi in casa ho ridotto anche l'acquisto di alcuni detergenti e prodotti che prima consideravo indispensabili.
Ho iniziato a fare più attenzione agli sprechi, agli imballaggi e a ciò che entra ogni giorno nella mia casa.
Non è successo tutto in una notte.
È stato un percorso.
Una scelta dopo l'altra.
E forse è proprio questo ciò che ho imparato negli ultimi anni:
la consapevolezza non cambia la vita con un gesto spettacolare.
La cambia attraverso le piccole scelte che ripetiamo ogni giorno.
La mia storia è fatta di scelte.
Alcune ponderate.
Altre forse un po' azzardate.
È fatta di dubbi, paure, momenti difficili e decisioni che non tutti, all'inizio, hanno compreso.
Non so se sia stato il caso, l'intuito o semplicemente il momento giusto della mia vita.
A volte mi piace pensare che qualcuno, da qualche parte, mi abbia dato una piccola spinta nella direzione giusta.
Quello che so è che quel video visto quasi per caso ha acceso in me una curiosità che non si è più spenta.
Ho iniziato a informarmi.
A fare domande.
A cercare di capire.
E continuo a farlo ancora oggi.
Non sono un medico e non sono uno scienziato.
Sono Pasquale.
Un uomo di 66 anni che, dopo aver attraversato una delle tempeste più difficili della propria vita, ha imparato a guardare con più attenzione le piccole scelte di ogni giorno.
Tra le letture che mi hanno spinto ad approfondire questo argomento c’è anche Il fattore enzima del medico e gastroenterologo giapponese Hiromi Shinya.
Ho considerato le sue riflessioni come uno stimolo a pormi nuove domande, non come una prova clinica o un’indicazione terapeutica.
Anche nella scelta del dispositivo non mi sono affidato a una promessa. Ho valutato la storia del produttore, la progettazione, la qualità costruttiva, l’affidabilità e l’assistenza.
Sapere che il dispositivo viene progettato e realizzato in Giappone da un’azienda attiva nel settore dal 1974 ha avuto un peso importante nella mia decisione.
Ho sempre provato una particolare ammirazione per la cultura giapponese, per la sua filosofia e per l’importanza che attribuisce alla disciplina, alla precisione e alla cura dei dettagli.
Nel tempo questa ammirazione è diventata anche fiducia nella capacità progettuale e nella qualità costruttiva delle apparecchiature giapponesi.
La mia passione per l’hi-fi mi ha insegnato che dispositivi apparentemente simili possono essere molto diversi per materiali, progettazione, prestazioni e durata.
Ho seguito lo stesso criterio anche questa volta: ho osservato, confrontato, fatto domande e scelto la tecnologia che mi ha convinto maggiormente.
Non è una prova scientifica né una promessa di salute. È semplicemente il modo consapevole con cui ho compiuto la mia scelta.
Ho seguito lo stesso criterio anche questa volta: ho osservato, confrontato, fatto domande e scelto la tecnologia che mi ha convinto maggiormente.
Non sono qui per convincerti.
Sono qui per invitarti a fare domande.
Spero che la mia storia possa essere uno stimolo a informarti, a porti qualche domanda in più e a scegliere sempre con maggiore consapevolezza.
È con questo spirito che è nato Acqua Consapevole.
Perché, a volte, tutto può iniziare proprio da una domanda.
Conoscere l'acqua è il primo passo verso una scelta più consapevole.